sabato 21 maggio 2011

Solitudine nella folla.



Solitudine nella folla. 
In tutta la tua attività diretta all'esterno, resta internamente libero.  
Impara a non identificare te stesso con una cosa qualunque. 
Aforisma Sufi.

Non sono un solitario. Amo la compagnia della gente, le grandi tavolate, il vocio dei bambini che giocano....
Ma ci sono dei momenti in cui la solitudine la desidero, come l'acqua.
Oggi la solitudine è considerata una malattia. Si dice che l'uomo è un animale sociale, che non può fare a meno di stare in compagnia.
Ma io credo che non si è mai veramente se stessi se non quando si è soli.

domenica 8 maggio 2011

Il pifferaio cosmico

Noi umani siamo convinti di vivere nell'unico universo che esiste.
Ma una sera, mentre ero in quel mondo evanescente che sta a metà tra il sogno e la realtà, una strana voce mi ha sussurrato all'orecchio una storia diversa.
Una storia bizzarra e assurda, che tenterò di ricordare.
In realtà, diceva la voce, noi possiamo percepire solo una parte delle dimensioni esistenti, mentre di quelle che ci sono precluse non abbiamo il sentore.
Tra le tante dimensioni del multiverso che ci sono velate, in mezzo alle loro pieghe, si nascondono strani mondi.
In uno di essi, vive un popolo che non ha origine e non ha fine, e che è in grado di vedere sia noi che quello che a noi è nascosto.

lunedì 2 maggio 2011

Invictus




Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio gli dei qualunque essi siano
per l'indomabile anima mia.

domenica 1 maggio 2011

L'armonia nel caos

Anni fa, mentre ero nel giardino di casa di una persona cara, sono stato colpito come da un fulmine.
La casa confinava con un bosco incolto e tremendamente caotico, pieno di rovi e di piante intrecciate tra loro.
Accanto a questo apparente caos, il giardino di questa persona sembrava essere piombato da un pianeta alieno.
Ogni cosa, pianta o oggetto che fosse, pareva star lì dov'era come se necessariamente dovesse starci.
L'apparente stridore era fortissimo. Poi, accadde......

lunedì 25 aprile 2011

Diritti e consapevolezza



I diritti che ci vengono riconosciuti solitamente sono fondati o sulla base di un'autorità divina, o considerando la legge di natura o, infine, tramite l'accordo internazionale di vari stati.
Possiamo disquisire a lungo su quale di queste basi debbono essere riconosciuti, e ognuno di noi avrebbe delle ottime ragioni per proporre un suo proprio modello.

Ma io vorrei focalizzare l'attenzione sulla parola RICONOSCIUTI
Riconoscere deriva dal latino "re-cognoscere" cioè conoscere di nuovo, e già questa mi sembra una buona traccia da seguire.

Il riconoscere un diritto implica tre tipi di considerazioni:
  1. ri-vedere in maniera nuova e re-interpretare un concetto
  2. ri-conoscere e ri-valutare in noi l'oggetto delle nostre attenzioni
  3. estendere tale valutazione a tutti gli altri esseri (umani e a volte non umani)

lunedì 18 aprile 2011

Dio è conoscibile?


Dio è forse una delle invenzioni migliori dell'essere umano. 

Se ci pensiamo bene, la paura dall'ignoto, del domani, dei cataclismi naturali e di tutto quello non siamo in grado di controllare ci domina. 
Ancora oggi, con tutta la nostra scienza, non siamo ovviamente in grado di controllare ciò che minaccia la nostra esistenza.
Certo che se ci fosse un creatore, un signore del creato..... 
Beh, le cose cambiano.
Intanto, se esiste un Dio, allora tutto ha un senso: quello attribuito al creatore al suo creato.
Per esempio, a che serve un'orologio a cucù? A segnare le ore!!! E quindi, tutti i suoi ingranaggi seguono invariabilmente questo compito. 
Non vanno a casaccio, non seguono capricci: tutto ha un ordine. 
Il fatto che ci sia un senso, è molto rassicurante: finché rimango nell'ordine, non mi può accadere nulla di male. 
Poi c'è sempre la speranza di capire quest'ordine, e quindi di conformarsi ad esso, traendone magari una maggiore prosperità (altrimenti...). 

sabato 16 aprile 2011

Le parole non dette, i pensieri taciuti....

L'altro ieri stavo parlando con una donna.
Non la conosco molto bene, frequentiamo lo stesso corso da almeno un'anno, ma non siamo mai arrivati ad avere un'intimità tale da scambiarci più delle solite parole di convenienza.
A volte però basta poco, e la simpatia sorge così, spontanea, senza un perché (com'è che le cose più belle della vita non hanno un perché?).
Così, senza un perché, ci si ferma a parlare, e ci si apre completamente ad uno sconosciuto. (Vi è mai capitato? Com'è che è più facile confidarsi con un quasi sconosciuto che con i pochi cari che abbiamo?)
E così, comincia a parlare, come un fiume in piena.